I feudatari, il bosco di Murdega e la leggenda di Su Dottu

Armungia dopo la conquista aragonese

Dopo la conquista catalano-aragonese della Sardegna, nel 1324, Armungia fu concessa in feudo a Ximen Pérez de Cornel, barone di Alfajarin, giunto nell’isola con la spedizione militare guidata dall’Infante Alfonso e divenuto castellano del principale fortilizio del Gerrei, il Castello Orguglioso. Nel 1332 fu tuttavia Raimondo Zatrillas ad ottenere la signoria di Armungia insieme a quelle di Ballao e Sisini come ricompensa per aver preso parte alla guerra contro i Doria, potente casata ligure con ampi domini nel nord della Sardegna. Originari dell’Ampurdan, militari sempre fedeli ai re d’Aragona e di Spagna, gli Zatrillas parteciparono alle vicende sarde sino all’arrivo dei Savoia e all’inizio della dominazione piemontese.

La signoria degli Zatrillas nel Gerrei

Nel corso del XIV secolo, la presa feudale sul territorio fu lungamente soggetta alle alterne vicende della guerra sardo-catalana, tenacemente combattuta dal Giudicato d’Arborea. Terminato il conflitto con la sconfitta arborense (1409), il 18 agosto 1456 Raimondo IV Zatrillas ottenne in feudo l’Incontrada del Gerrey, costituita dalle ville di Armungia, Ballao, San Nicolò Gerrey, Sisini, Silius e Villasalto. Il figlio Angelo Zatrillas y Roig fu il secondo signore del Gerrey.

Murdega e la convenzione del 1680

Il 3 agosto 1678, don Giuseppe Zatrillas y Vico, settimo barone del Gerrey, stimato come poeta e letterato, ottenne il titolo di conte «sopra uno qualunque dei luoghi che ha in feudo». Scelse quello di Villasalto e ottenne successivamente anche il titolo di marchese di Villaclara. Il 23 marzo 1680 egli stipulò una nuova convenzione con la comunità di Armungia. Era un atto importante che da un lato stabiliva il diritto per il villaggio di usare liberamente una vasta superficie ancora incolta, dall’altro sanciva l’esclusività baronale del salto di Murdega, ricco di boschi ghiandiferi. Per gli armungesi era sicuramente una perdita poiché, secondo le consuetudini feudali, ogni villaggio poteva in caso di necessità usare tutto il suo territorio, con il solo obbligo di rispettare la foresta primaria. Peraltro, essi avevano già in passato esteso le proprie coltivazioni fino al fondovalle di Murdega.

 

Ritratto di Don Giuseppe Zatrillas y Vico
Ritratto di Don Giuseppe Zatrillas y Vico

 

La contesa dei boschi e la leggenda di Su Dottu

Per superare la resistenza del barone, nel corso del Settecento i contadini di Armungia non esitarono a ricorrere al fuoco, anche dopo aver ottenuto di poter coltivare in alcune località nella zona dei boschi. Nel perdurare della contesa con gli Zatrillas, originata dalla secolare spinta della comunità per l’estensione dei propri coltivi, s’inserisce l’invenzione della leggenda del villaggio di Su Dottu, tramandata nei secoli e divenuta parte della memoria popolare. Secondo la tradizione, i suoi abitanti avrebbero abbandonato il villaggio situato tra i boschi per sfuggire alla peste, trovando riparo ad Armungia e insediandosi nel vicinato che ancora oggi ne porta il nome.

Feudo, memoria e riscatto di Armungia

A fine Settecento, la comunità armungese ebbe una nuova lite con il suo feudatario, che le contestava di aver invaso con le proprie coltivazioni la foresta di Murdega, riservata da oltre un secolo alla caccia e all’ingrasso dei maiali a beneficio del suo demanio. Nel corso della causa, il feudatario allegò a prova della demanialità di Murdega la sua precedente appartenenza ad un altro villaggio del suo feudo, quello di Su Dottu appunto, della cui popolazione dispersa sarebbe stato, in base al diritto feudale, l’unico erede. Per fargli opposizione, gli armungesi cercarono di rovesciare a proprio favore lo stesso racconto: l’esistenza di Su Dottu era vera, i suoi abitanti non erano tuttavia spariti nel nulla, lasciando il barone erede del suo territorio, ma si erano rifugiati ad Armungia, recandole così in dote ogni loro diritto su Murdega. Sul finire del Settecento, l’epoca degli Zatrillas era tuttavia ormai quasi giunta al termine. L’ultima discendente, Maria Vincenza Zatrillas y Manca sposò don Giuseppe Maria Vivaldi Pasqua Casteloro, trasmettendogli la contea di Villasalto. Dai Vivaldi Pasqua Armungia si riscattò nel 1839, con l’abolizione del feudalesimo. 

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