La miniera di Sa Lilla, la barca e il ponte
La miniera di Sa Lilla tra Armungia e Villasalto
La miniera di Sa Lilla, situata tra i territori di Armungia e Villasalto, fu attiva per diversi decenni a cavallo tra Otto e Novecento. Faceva parte di un complesso di miniere comprendente anche quella di Parredis, sul versante opposto dello stesso massiccio montuoso. Vi si estraeva una miscela di galena e blenda. Dalla relazione di Quintino Sella alla commissione parlamentare d’inchiesta «Sulle condizioni dell’industria mineraria in Sardegna» (1871), si apprende che i lavori nel sito furono avviati nel 1863 dall’ingegnere Wellens e continuati dalla Società Sardo-Belga fino al 1869. Nonostante le condizioni di sfruttamento e la mancanza di sicurezza, il lavoro in miniera era molto ambito poiché consentiva di sottrarsi almeno in parte alla precarietà del lavoro agricolo, ciclicamente segnato da siccità e cattivi raccolti.
Murdega, i boschi e il lavoro tra miniere, carbone e arenaria
L’area dei boschi di Murdega, nell’oltre Flumendosa, era frequentata dai minatori ma anche da contadini, pastori di Armungia, pastori transumanti dell’Ogliastra e della Barbagia, segantini e carbonai. In base a precise concessioni comunali, questi ultimi effettuavano sia il taglio della legna che la produzione del carbone vegetale. Nell’ultimo scorcio dell’Ottocento, il territorio di Armungia fu interessato dai lavori per la costruzione della strada statale 387, che dalle porte di Cagliari arrivava fino a Muravera attraversando Parteolla e Gerrei. In relazione ai suoi cantieri fu aperta una cava di arenaria sull’altopiano di Sa Perda Lada, da cui provenivano i blocchi impiegati per la realizzazione delle coperture dei muraglioni e dei ponti della statale. L’apertura della nuova strada produsse cambiamenti logistici importanti anche per la miniera di Sa Lilla, che in precedenza aveva gravitato direttamente verso Cala Murtas, sulla costa. Fu infatti realizzato un nuovo tracciato con massicciate e terrapieni, oltre a un nuovo deposito sul fondovalle di Murdega, da cui poi il minerale poteva raggiungere il Flumendosa.
Il Flumendosa
Per il minerale, come per il carbone e l’arenaria, la mancanza di un ponte complicava notevolmente l’attraversamento del fiume. Per varcarlo gli armungesi facevano da secoli ricorso al servizio di traghetto per barca, effettuato più volte al giorno nei punti più agevoli. Soltanto nei mesi estivi si poteva infatti passare agevolmente a piedi. Il Flumendosa era del resto il fiume più terribile della Sardegna e ogni anno faceva registrare vittime per annegamento. Il 30 dicembre 1865 furono trascinate via dalla corrente tre ragazze di San Vito, poi ritrovate alla foce ancora abbracciate.
Emilio Lussu e la costruzione del ponte sul Flumendosa
Nei mesi invernali, le piene impetuose rendevano talvolta impossibile anche il servizio di traghetto per barca, impedendo la comunicazione tra le due parti del territorio: «Quando il Flumendosa è in piena – scriveva Emilio Lussu nel 1957 – i contadini e i pastori, che sono al di là del fiume, non possono comunicare con i villaggi e rimangono bloccati. Ed egualmente bloccati sono quelli del villaggio. Non si passa il Flumendosa in piena se non a cavallo, ottimo nuotatore». Quell’anno Lussu incrociò il capo del governo Adone Zoli nei corridoi del Senato «e mi disse che, che per orgoglio personale, non gli avevo mai chiesto un favore, né da Ministro né da Presidente del Consiglio. Gli chiesi immediatamente la costruzione di un piccolo ponte sul Flumendosa. Egli s’impegnò, assicurandomi che ne avrebbe immediatamente parlato con Togni, suo ministro dei Lavori Pubblici. Lo stesso giorno mi comunicò il parere favorevole di Togni sulla questione». Nonostante l’interessamento del governo, il ponte dovette aspettare ancora prima di essere costruito. L’opera fu infine realizzata soltanto sul finire degli anni ’60: gli armungesi potevano finalmente attraversare agevolmente il fiume.